lunedì 15 ottobre 2012

l mondo dei replicanti


In un futuro non troppo lontano, l’uomo ha completamente sostituito sé stesso con una nuova tecnologia, i surrogates(surrogati robotici). Ma quando il figlio dell’inventore di questa tecnologia viene assassinato, nonostante fosse collegato al proprio surrogato, l’agente Greer(Bruce Willis) si assume il compito di capire come è possibile uccidere un uomo uccidendo il suo surrogato.

Guardando il trailer del film, non si può far a meno di pensare all’ennesima creazione cinematografica sulla falsa(virtuale?clonata?)riga di ‘classici’ come “The Matrix” e “The Island”. Ma “Il mondo dei replicanti” (titolo  originale “Surrogates”), seppur con meno spettacolari pretese,è un film che fa pensare e soprattutto di grande attualità, che non si limita ad immaginare uno scontro tra un uomo e il proprio clone, né il sopravvento delle macchine sull’uomo, bensì la scelta dell’uomo di non mostrare più il proprio corpo, bensì una macchina perfetta. Aldilà dell’intreccio principale, che cerca(forse riuscendoci)di essere il meno banale possibile, la storia nella storia, ovvero la relazione tra l’agente Greer e sua moglie, è sicuramente più coinvolgente e carica di significato. La donna infatti è l’esempio di ‘drogata’ del proprio surrogato(così da poter nascondere il volto sfregiato durante un incidente, mortale per il figlio) e pone il punto interrogativo su una serie di domande: quando un oggetto causa dipendenza? Quanto è importante il proprio fisico in una relazione affettiva? Quanto è lecito sacrificare di noi per essere(apparire) belli?
Inoltre il film spalanca le porte alla questione ultramillenaria dell’essere e dell’io umano: ma se io sono mente e corpo, e controllo il mio surrogato con la mente, sono anche il mio surrogato(allora potrei forse non essere più mente e corpo, e quindi il mio corpo non mi apparterrebbe)?
Comunque, cari lettori, state tranquilli, per ora sembra che dovremmo vivere per un po’ in prima persona.

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