lunedì 15 ottobre 2012

Prometheus


Ridley Scott crea un’aspettativa altissima per il prequel di tutti gli Alien, Prometheus. I fan più accaniti della saga sapranno che Prometheus è il nome del relitto di astronave dove si svolge praticamente tutto il film Alien. L’inizio del film è effettivamente interessante e di ampio sospiro: una spedizione spaziale finanziata da un ricco filantropo viene inviata nello spazio profondo per fare luce sulle domande che da sempre l’umanità si pone: chi ci ha creato? Per quale scopo?
Le ambientazioni del pianeta sul quale si svolge la vicenda sono immaginifiche e suggestive(montagne di quindicimila metri, strutture con geometrie arcaiche) e gli alieni sono stranamente simili a noi uomini. Le sequenze claustrofobiche (se c’è Alien c’è sempre una sequenza in cui qualcuno è braccato in un tunnel) non sono ripetute in maniera esagerata. Eppure… l’intreccio verso la fine del film si complica improvvisamente, lasciando troppe domande senza risposta, e non mi riferisco a quelle più filosofiche (un’incredibile operazione chirurgica eseguita dal paziente stesso lascia totalmente indifferenti tutti i membri dell’equipaggio).
Nonostante tutto, nessuno meglio di Ridley Scott sa come è nato Alien, e sebbene non tutti i nodi vengano sciolti, la genesi del mostro con la testa oblunga è quanto mai chiara.
Non cambiano i cliché riguardo i componenti della compagnia: il robot umanoide, innamorato di Lawrence d’Arabia(Micheal Fassbender, ormai sempre presente in grandi produzioni); l’emissario della potentissima società finanziatrice del progetto(Charlize Therone), con scopi chiaramente mai altruisti; Noomi Rapace, lo scienziato idealista, con una ferrea fede(alla fine del film ci si potrebbe chiedere: “Fede in cosa?!”); il capitano dell’astronave, rude camionista interstellare…
I presupposti per una missione tragica e spettacolare ci sono tutti.

l mondo dei replicanti


In un futuro non troppo lontano, l’uomo ha completamente sostituito sé stesso con una nuova tecnologia, i surrogates(surrogati robotici). Ma quando il figlio dell’inventore di questa tecnologia viene assassinato, nonostante fosse collegato al proprio surrogato, l’agente Greer(Bruce Willis) si assume il compito di capire come è possibile uccidere un uomo uccidendo il suo surrogato.

Guardando il trailer del film, non si può far a meno di pensare all’ennesima creazione cinematografica sulla falsa(virtuale?clonata?)riga di ‘classici’ come “The Matrix” e “The Island”. Ma “Il mondo dei replicanti” (titolo  originale “Surrogates”), seppur con meno spettacolari pretese,è un film che fa pensare e soprattutto di grande attualità, che non si limita ad immaginare uno scontro tra un uomo e il proprio clone, né il sopravvento delle macchine sull’uomo, bensì la scelta dell’uomo di non mostrare più il proprio corpo, bensì una macchina perfetta. Aldilà dell’intreccio principale, che cerca(forse riuscendoci)di essere il meno banale possibile, la storia nella storia, ovvero la relazione tra l’agente Greer e sua moglie, è sicuramente più coinvolgente e carica di significato. La donna infatti è l’esempio di ‘drogata’ del proprio surrogato(così da poter nascondere il volto sfregiato durante un incidente, mortale per il figlio) e pone il punto interrogativo su una serie di domande: quando un oggetto causa dipendenza? Quanto è importante il proprio fisico in una relazione affettiva? Quanto è lecito sacrificare di noi per essere(apparire) belli?
Inoltre il film spalanca le porte alla questione ultramillenaria dell’essere e dell’io umano: ma se io sono mente e corpo, e controllo il mio surrogato con la mente, sono anche il mio surrogato(allora potrei forse non essere più mente e corpo, e quindi il mio corpo non mi apparterrebbe)?
Comunque, cari lettori, state tranquilli, per ora sembra che dovremmo vivere per un po’ in prima persona.

Batman the Dark Night rises


Batman The Dark Night Rises è l’attesissimo ultimo capitolo della trilogia del cavaliere mascherato, diretto da Cristopher Nolan. La trilogia sarà ricordata per il realismo e per la caratterizzazione molto profonda dei personaggi, che allontanano molto gli ultimi film da quelli che li avevano preceduti; gli altri Batman infatti erano più legati alle origini fumettistiche e fantastiche del pipistrello. Considerando che il film è l’ennesimo capitolo di una saga, si rivela ben al di sopra delle aspettative(le saghe della cugina Marvel non hanno mai avuto tale successo), e quantomeno all’altezza del film che vedeva come antagonista Joker. Sicuramente la trama del film è densa e in alcuni tratti macchinosa(nulla a che vedere con intrecci complicati come quello di Inception, dello stesso Nolan), ma il campo è tenuto magnificamente dal maxi cattivo Bane(uno strepitoso e gigantesco Tom Hardy), che vuole compiere la vendetta di Ra’s al Gul, e dai sinuosi furti di Hanne Hateway. All’inizio del film quasi non riconosciamo Bruce Wane, fiaccato da…un lutto avvenuto nel capitolo precedente; il cavaliere mascherato ovviamente si riprenderà, dopo aver trovato le giuste(dolorose) motivazioni. Oltre a sequenze mozzafiato(a partire da un overture epica) e a recitazioni magistrali(dal mitico Micheal Caine, a Morgan Freeman), il film offre dei colpi di scena niente male, e un finale aperto, che lascia molta speranza senza l’obbligo di dover girare un quarto film. E ciò non è da tutti.